Domanda elettrica e sviluppo economico in Italia: Una prospettiva che guarda al domani

Figura 1 – Serie della domanda elettrica mensile e variazioni tendenziali (dati Terna). La curva nera rappresenta la media mobile a 12 mesi
Figura 1 – Serie della domanda elettrica mensile e variazioni tendenziali (dati Terna). La curva nera rappresenta la media mobile a 12 mesi

Francesco Meneguzzo e Mario Pagliaro

Firenze e Palermo, 14 Dic-2016. Con il meno 1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, la domanda elettrica dello scorso Ottobre ha fatto segnare la trentaseiesima flessione tendenziale negli ultimi 48 mesi:[1] in quattro anni gli unici rialzi significativi si sono registrati nella torrida estate del 2015 grazie alle esigenze di raffrescamento degli ambienti (Figura 1).

In breve, la domanda elettrica italiana è crollata di quasi il 9% rispetto al periodo precedente alla grande crisi avviata nel 2008 dal fallimento di una grande banca di affari americana.

Andamento analogo — ma riduzione molto più significativa: -45% e oltre, in meno di 10 anni — per il prezzo unico nazionale (PUN) dell’elettricità (Figura 2),[2] con una significativa eccezione proprio lo scorso Ottobre, disaccoppiata dal trend generale e collegata alle restrizioni sui transiti dal sud del Paese (in Sicilia, beneficiando del ripristino dei limiti di transito in import dal continente, +450 MW su Settembre grazie al nuovo collegamento realizzato dallo Stato con la Calabria, si registra infatti un calo del 6,1%, con il prezzo zonale mensile a 50,22 €/MWh).[3]

Figura 2 – Serie mensile del PUN e variazioni tendenziali (dati GME). La curva nera rappresenta la media mobile a 12 mesi
Figura 2 – Serie mensile del PUN e variazioni tendenziali (dati GME). La curva nera rappresenta la media mobile a 12 mesi

In breve, la crisi finanziaria deflagrata a fine 2008 si è rapidamente trasformata in crisi economica e industriale, perché la gran parte della domanda nazionale di elettricità proviene delle attività industriali e dal terziario.

Il calo della domanda elettrica è una prova non equivocabile di decrescita economica. La stessa società pubblica di distribuzione dell’elettricità suggerisce che l’andamento della domanda di energia elettrica mensile “può rappresentare una proxi dell’andamento dell’economia reale”.[4]

La caduta della richiesta di elettricità a poco più di 320 TWh (miliardi di chilowattora) registrata nel 2009, corrispondenti a -5,7% rispetto al 2008, diveniva fra le maggiori della storia dell’Italia repubblicana.

Si deve risalire alla fine degli anni ’40, nell’Italia uscita semidistrutta dall’ultima guerra, prima del dispiegarsi degli effetti del Piano Marshall, per trovare variazioni negative di livello comparabile. In soli tre anni, il peso dei consumi industriali sul totale passa dal 45% del 2011 al 42% nel 2014.

Naturalmente, l’effetto delle nuove tecnologie applicate ai motori elettrici, ai refrigeratori e ai corpi illuminanti, radicalmente più efficienti delle vecchie tecnologie che sostituiscono, avrebbe come effetto quello di far diminuire i consumi elettrici mantenendo o persino aumentando i livelli produttivi: ovvero l’obiettivo principale della formidabile professione dell’Energy manager.[5]

Ma l’Italia è ancora lontana da una penetrazione di queste tecnologie tale da poter incidere sui consumi complessivi. Ad esempio, nonostante una crescita annuale prossima al 100% nel solo 2015, ad utilizzare i LED sono ancora oggi poco più del 5-6% dei punti luce delle strade italiane.[6]

La relazione fra andamento del Pil (prodotto interno lordo) e consumi elettrici in Italia veniva indagata ancora a fine 2015 dai tecnologi della società di distribuzione elettrica [4].

Pur constatando “la marcata similitudine nei profili” se ne evidenziava anche la crescente divaricazione, con il Pil che fra il 1984 e il 2014 aumenta di quasi il 50%, e la domanda elettrica del 70%.

In breve, la domanda di elettricità evolve in Italia ad un tasso maggiore del Pil. Dopo aver descritto quello dell’impatto della generazione da fonti rinnovabili sul PUN,[7] un modello matematico efficace della relazione fra Pil e consumi elettrici sarà presto pubblicato sulla letteratura scientifica internazionale.

È un altro, adesso, il dato che composto con quello dei consumi di elettricità disvela una dinamica profonda che andrà presto governata con intelligenza e capacità.

Figura 3 – Serie annuali della produzione elettrica pro capite e della popolazione (dati BP e ONU)
Figura 3 – Serie annuali della produzione elettrica pro capite e della popolazione (dati BP e ONU)

Ovvero, l’aumento di popolazione intervenuto nel primo decennio degli anni 2000, per niente trascurabile trattandosi di tre milioni di persone sui precedenti 57 milioni (oltre il 5%), quasi tutte originarie da aree geografiche esterne all’Unione europea.

Includendo questo dato, si scopre che il decremento della produzione elettrica pro capite è stato di quasi il 13% tra il 2008 e il 2015 (Figura 3).

In questa prospettiva, emerge altresì molto chiara la relazione tra decremento (sia annuale sia cumulato continuativamente nel tempo) della produzione di elettricità e variazioni annuali del Pil, ambedue pro capite: normalizzati cioè all’effettiva platea dei cittadini consumatori di energia (Figura 4).

Figura 4 – Serie annuali della produzione elettrica pro capite e delle variazioni del Pil pro capite (dati BP e World Bank)
Figura 4 – Serie annuali della produzione elettrica pro capite e delle variazioni del Pil pro capite (dati BP e World Bank)

Il grafico disvela pure come la prolungata e forte crescita della produzione elettrica negli anni 2000, precedentemente alla crisi del 2008-2009, non sia associata a incrementi del Pil paragonabili a quelli della seconda metà degli anni ‘80 del secolo scorso.

In altre parole, l’incremento demografico non si traduce in aumento della produzione industriale; e ad esso si accompagna verosimilmente un calo di produttività complessivo del sistema Paese.

Al contrario, le nuove tecnologie dell’efficienza energetica e quelle ormai divenute low cost per la generazione distribuita dell’energia, il fotovoltaico e il fototermico con cui solarizzare tutti gli edifici italiani, consentono al contempo di aumentare la produttività e diminuire sia i costi produttivi che i consumi di energia prelevata dalla rete. Fare di più con meno, cioè. Interrompendo la pericolosa spirale meno consumi – decrescita economica – meno consumi…

Si vede dunque come l’energia solare e l’efficienza energetica non siano opzioni culturali, tecnologiche e politiche addizionali buone per far contenti gli ambientalisti o gli elettori: ma asset strategici del nuovo sviluppo italiano.[8]

Riferimenti

[1]. Terna, Rapporto mensile del 31/10/2016, Roma: Dicembre 2016.

[2]. Gestore dei mercati energetici, mercatoelettrico.org, Roma: Dicembre 2016.

[3]. Gestore dei mercati energetici, Newsletter del GME, n.98, Roma: Novembre 2016.

[4]. Terna, Direzione dispacciamento, Previsioni della domanda elettrica in Italia e del fabbisogno di potenza necessario. Anni ANNI 2015 – 2025, Roma: Dicembre 2015.

[5]. R. Ciriminna, M. Pecoraino, F. Meneguzzo, M. Pagliaro, Reshaping the education of Energy managers, Energy Research & Social Science 21 (2016) 44-48.

[6]. Istituto nazionale di statistica, Ambiente urbano: gestione eco sostenibile e smartness, Roma: Novembre 2016.

[7]. F. Meneguzzo, F. Zabini, R. Ciriminna, M. Pagliaro, Assessment of the Minimum Value of Photovoltaic Electricity in Italy, Energy Science & Engineering 2 (2014) 94-105.

[8]. Il petrolio? Meglio sottoterra, libro intervista a cura di A. Cacciato, StreetLib, Loreto: 2016.

Luce e futuro, fra Mosca e la Sicilia

Installazioni luminose a Mosca per il Natale 2016
Installazioni luminose a Mosca per il Natale 2016

di Mario Pagliaro

Palermo e Mosca, 13-Dic – Il giorno dedicato a Santa Lucia, la Santa della
luce venerata anche dalla Chiesa ortodossa, è forse quello più adatto per parlare di luce e di futuro con il manager e coreografo siciliano Sandro Tranchina, già direttore organizzativo del Teatro Biondo di Palermo, con cui provammo a portare le tecnologie del solare e dell’efficienza energetica nel cuore del patrimonio storico-artistico di una città siciliana: studio da cui nasceranno le Linee guida per l’integrazione architettonica del solare nei centri storici della Sicilia.

Installazioni luminose nel centro di Mosca per il Natale 2016
Installazioni luminose nel centro di Mosca per il Natale 2016Ci sono lui e lo Studio di Valerio Festi (”) a potare “” nella Mosca natalizia che il 16 dicembre accende le luci del centro dell’immensa metropoli capitale delle Russie. “”, mi dice, “”.

Ci sono lui e lo Studio di Valerio Festi (‘il fin, la meraviglia‘) dietro al lavoro che sta portando “un tocco di Mediterraneo e di Sicilia” nella Mosca che il 16 dicembre accende le luci natalizie nel centro dell’immensa metropoli capitale delle Russie. “Stiamo portando qui la tradizione delle luminarie del sud. A contrasto con le loro architetture“, mi dice, “l’effetto è divertente“.

Lo Studio Festi si è già fatto apprezzare a Mosca con una parata di luci nello scorso inverno lungo le vie del centro. A Mosca insistono alcune delle più belle realizzazioni del moderno lighting design realizzate con i LED, i diodi ad emissione luminosa che stanno rivoluzionando l’illuminotecnica ferma da oltre un secolo alle luci a incandescenza e a quelle a scarica piene di mercurio.
Lavori per l'installazione delle luminarie nel centro di Mosca per il Natale 2016
Lavori per l’installazione delle luminarie nel centro di Mosca per il Natale 2016

Direttore: Che tipo di luci utilizzate?

Portiamo a Mosca una reinterpretazione delle Luminarie del Meridione d’Italia: strutture in legno bianco che sostengono un totale di 500.000 lampadine ad incandescenza alimentate a 14 Volt per un consumo individuale di 5 Watt.

Vi siete approvvigionati in Italia o in Russia? 
Tutti i materiali sono “made in Italy” anche se le lampade a incandescenza che utilizziamo sono divenute introvabili, dopo che la grande fabbrica italiana Leuci ha chiuso i battenti. E anche noi passeremo al LED dal prossimo anno.
Principio dei colori RGB: il blu e il verde producono il turchese, verde e rosso il giallo, rosso e blu il violetto. Tutti insieme, rosso, verde e blu producono il bianco.
Principio dei colori RGB: il blu e il verde producono il turchese, verde e rosso il giallo, rosso e blu il violetto. Tutti insieme, rosso, verde e blu producono il bianco.

Sei nel settore da tanti anni e hai visto con i tuoi occhi l’innovazione tecnologica. Qual’è il miglioramento più importante, o quali sono i più importanti, col cambiamento di tecnologia?

Sicuramente l’innovazione più importante è nella drastica riduzione dei consumi; a sua volta questo abbattimento comporta una riduzione delle dimensioni e del peso dei cavi elettrici, dunque una maggiore facilità dei montaggi.
Ma dal punto di vista estetico, l’introduzione dei nuovi LED e RGB (da red, blue and green: sono i LED di cui è possibile cambiare il colore, NdA) ha consentito l’introduzione del movimento dei colori e dell’intermittenza: personalmente non ne vado matto, ma il gusto popolare lo apprezza tantissimo. Devo dir che siamo stati i primi ad usarlo per fare “respirare” le luci sulle facciate delle Gallerie Lafayette a Parigi, ormai 12 anni or sono e prima dell’avvento del LED. D’altra parte, non credo che l’introduzione della musica sia un miglioramento.

Ti piacciono i colori resi possibili dai LED? Li trovi abbastanza flessibili da poter progettare le vostre luci e rendere il meglio delle ‘luminarie dei Sud’?

Devo ammettere che si fanno progressi ogni giorno, tuttavia non tutta la gamma di colori ha ancora trovato un equivalente a LED. Qui a Mosca abbiamo scoperto un grande interesse, specie da parte della Compagnia Energetica (UNECO) che è nostro partner nelle installazioni e che sta piano piano convertendo gl’impianti pubblici all’utilizzo delle lampade LED. Noi siamo in contatto con alcuni produttori cinesi e taiwanesi che per nostro conto stanno studiando come “soddisfare” le nostre esigenze.

Sei a Mosca da oltre un mese, e sono molti ormai in siciliani che lavorano e vivono in Russia. Come ti trovi?

Mi trovo benissimo! Avevo conosciuto la Mosca di 22 anni fa, tutta un’altra città. La Mosca di oggi credo che nessuno abbia consapevolezza di quanto sia affascinante e stimolante: nulla da invidiare a New York o Londra. Certo, conoscere l’alfabeto cirillico aiuta a non perdersi in Metropolitana, ma dappertutto incontri gente disponibile ad aiutarti e accompagnarti. E si mangia divinamente!

Luce ed energia. In città le nuove tecnologie

di Mario Pagliaro

Enna: la prima città in Italia a passare interamente ai LED
Enna: la prima città in Italia a passare interamente ai LED

Sono ancora una volta sorprendenti i dati riportati dal Rapporto ‘Ambiente Urbano’ appena pubblicati dall’Istat con i dati relativi al 2015. In Italia c’è una sola città che ha tutti i punti luce dell’impianto d’illuminazione pubblica che fanno uso della tecnologia LED. Ed è in Sicilia: Enna.

Eccellenti anche i risultati di Trapani, dove 960 punti luce su mille usano già la tecnologia a basso consumo, e Catania: dove a usare le luci elettroniche sono 831 corpi illuminanti su mille. Per avere un’idea dell’importanza di questo risultato, basti notare che a Torino ogni mille lampade, sono 401 a usare i LED. Mentre a Bologna sono soltanto 154.

Via della Conciliazione, a Roma, adesso è interamente illuminata a LED
Via della Conciliazione, a Roma, adesso è interamente illuminata a LED

Spinti dai budget sempre più esigui, e ricorrendo alle risorse comunitarie per l’efficienza energetica, questi e tanti altri Comuni siciliani hanno intrapreso una trasformazione che fa crollare le bollette elettriche dovute alle vecchie luci obsolete ed inquinanti: quelle ai vapori di mercurio o ad incandescenza che in Italia sono ancora 128 ogni mille, in calo del 15%, ma ancora lontani dall’obiettivo della completa dismissione previsto dalle norme comunitarie.

A crollare non sono solo i costi dei consumi energetici, ma quelli, assai ingenti, legati alla frequente sostituzione delle lampade bruciate e ad altre attività di manutenzione cui si è costretti dalle vecchie lampade.

Le nuove luci LED, infatti, hanno una durata cinque volte superiore alle luci tradizionali; mentre l’orientamento del fascio luminoso, nettamente migliorato grazie alle nuove ottiche che possono essere abbinate alla natura quasi puntiforme dei LED, limita l’inquinamento luminoso dovuto alla luce inutilmente proiettata verso l’alto.

I nuovi lampioni fotovoltaici sul lungomare di Palermo
I nuovi lampioni fotovoltaici sul lungomare di Palermo

Ancora poco diffusi i lampioni fotovoltaici come quelli, splendidi, da poco installati sul lungomare di Palermo per illuminare un’area verde attrezzata: in Italia sono solo 2 ogni mille punti luce. Eppure, da sola, la città di Imperia copre un terzo del suo fabbisogno luminoso a costo nullo, con 285 punti luce su mille alimentati dall’elettricità generata dal sole durante il giorno.

Nel complesso, il numero di punti luce a LED in Italia è raddoppiato in un solo anno: +97,8%. Una crescita che apre la via alla diffusione di un’altra tecnologia rivoluzionaria ed ecologica. Quella del Li-Fi, ovvero la tecnologia per collegarsi ad Internet utilizzando la luce al posto delle onde radio del Wi-Fi.

Sviluppata dal team di Harald Haas nel corso degli ultimi anni, e ormai in fase di commercializzazione, la rapidità della sua diffusione sorprenderà gli stessi che mai avrebbero creduto che Enna divenisse la prima città italiana tutta a LED.

Tutela del mare. Dedicata a Enzo Maiorca, l’antivegetativa ecologica ad azione solare

La spiaggia di Al Muneera, Abu Dhabi.
La spiaggia di Al Muneera, Abu Dhabi.

E’ dedicata al grande subacqueo siciliano Enzo Maiorca la scoperta dei team di Mario Pagliaro al Cnr e Giovanni Palmisano al Masdar Institute of Science and Technology relativa alla nuova vernice antivegetativa ad azione solare anticipata oggi in omaggio alla figura di ambientalista, oltre che di sportivo, di Maiorca.

La nuova vernice è stata testata per 122 giorni nelle acque calde e particolarmente ricche di plancton dell’Oceano Indiano prelevate dalla spiaggia di Al Muneera, ad Abu Dhabi, sottoponendola alla radiazione solare alternata al buio, replicando in questo modo l’alternarsi naturale del giorno e della notte.

I substrati protetti dalla vernice antivegetativa dopo 122 giorni (a sx,non irradiati; e a dx,irradiati con luce solare)
I substrati protetti dalla vernice antivegetativa dopo 122 giorni (a sx,non irradiati; e a dx,irradiati con luce solare)

Dopo oltre 4 mesi, la superficie del substrato ricoperto dalla vernice è risultata pressoché invariata, mentre quella ricoperta dalla vernice non irradiata dalla luce solare, ma esposta semplicemente alla luce diffusa presente in laboratorio, presentava una leggera deposizione algale tipica dell’inizio dei processi di fouling.

La scoperta risolve il principale problema delle vernici innovative prodotte attraverso la tecnologia sol-gel, che funzionano bene durante la navigazione delle imbarcazioni favorendo il distacco della vegetazione marina, ma non durante i prolungati periodi di ferma in porto.

A funzionare da agente antivegetativo è l’acqua ossigenata, che si forma alla superficie dello scafo o della struttura immersa protetta dalla nuova vernice durante l’irraggiamento solare. “In questo modo — dice Pagliaro — la nuova vernice coniuga le proprietà delle vernici sol-gel di prima generazione con l’azione biocida del più pulito degli ossidanti di cui disponiamo“.

il profilo nanometrico della superficie ricoperta dalla vernice sol-gel 'AquaSun', con avvallamenti profondi solo 190 miliardesimi di metro (nm), ne mostra la particolare assenza di rugosità su scala molecolare
il profilo nanometrico della superficie ricoperta dalla vernice sol-gel ‘AquaSun’, con avvallamenti profondi solo 190 miliardesimi di metro (nm), ne mostra la particolare assenza di rugosità su scala molecolare

L’acqua ossigenata, infatti, si decompone rapidamente in ossigeno nativo e acqua, senza lasciare residui, impedendo ai microorganismi di colonizzare la superficie protetta.

Il risultato è particolarmente rilevante tenendo conto del livello di irradiazione non particolarmente elevato cui sono stati sottoposti questi coating, praticamente pari a un quarto dell’intensità luminosa sulla superficie del mare in una bella giornata di sole.

Ogni anno nel mondo si consumano decine di migliaia di tonnellate di vernici antivegetative, largamente (il 90% del mercato) basate sull’azione biocida di composti chimici del rame.

Il rame rilasciato dagli scafi delle imbarcazioni, si accumula in acqua specie in prossimità dei porti e delle zone più trafficate, determinando un serio problema ambientale, perché sono molti gli organismi marini che non tollerano concentrazioni di rame disciolto più elevate di poche parti per milione. Sono già numerosi gli Stati che hanno varato restrizioni sull’uso di queste vernici, che hanno sostituito quelle ormai al bando basate su composti dello stagno.

In alternativa al rame, la ricerca chimica ha sviluppato vernici a tecnologia “foul release” essenzialmente basate su polimeri elastomerici avanzati come i i siliconi fluorurati, che funzionano favorendo il distacco dell’incrostazione biologica durante la navigazione.

Sviluppate negli Usa e in Canada, e fra le ultime ad essere entrate nel mercato, le vernici sol-gel offrono un’alternativa tanto al rame che ai siliconi. Fra i primi test ad essere condotti sulle vernici sol-gel di prima generazione ci sono quelli condotti a Pantelleria dal Cnr in collaborazione con la Soprintendenza del Mare.

Per saperne di più

R. Ciriminna, et al. “Nanochemistry and Solar-Enabled Ecofriendly Coating Against Marine Fouling: AquaSun”, submitted (2016)
G. Scandura, et al. “Nanoflower-like Bi2WO6 encapsulated in ORMOSIL as a novel photocatalytic antifouling and foul release coating”, Chemistry – A European Journal 22 (2016) 7063. http://dx.doi.org/10.1002/chem.201600831

L’Italia punti al 100% di energia rinnovabile al 2050 e riformi la legislazione

Palermo e Firenze, 20-Ott. “In India è appena entrata in funzione una centrale fotovoltaica da 650 megawatt costruita in soli 8 mesi. Impianti di analoga potenza vengono costruiti in tutti i grandi Paesi che fanno a gara nel superarsi nella leadership del solare. L’Italia non può e non deve rimanere indietro. E mirare con

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Mario Pagliaro alla Camera il 4 Ottobre 2016 per la presentazione dello studio

determinazione al 100% di energia rinnovabile al 2050″. Lo ha detto il ricercatore del Cnr Mario Pagliaro, in margine alla notizia della nomina nel Comitato scientifico nazionale di Legambiente, la più grande associazione ambientalista italiana.

“Serve una nuova programmazione pubblica che favorisca in modo intelligente il passaggio accelerato all’energia rinnovabile, che ormai costa molto meno di quella convenzionale” aggiunge il chimico del Cnr, che è uno dei ricercatori italiani più citati al mondo nel campo delle nanotecnologie e della scienza dei materiali.

“La nuova legislazione dovrà favorire, e non ostacolare, la rapida solarizzazione di tutti gli edifici sostituendosi a regolamenti obsoleti e schemi tariffari che di fatto disincentivano l’autoproduzione di energia“.

Secondo lo studio appena pubblicato dai team di Meneguzzo e Pagliaro al Cnr, al 2050 all’Italia serviranno 730 miliardi di kWh per alimentare con l’elettricità pulita anche l’intero settore dei trasporti e i fabbisogni di energia di fabbriche ed edifici. L’energia necessaria verrà prodotta facendo crescere di 16 volte l’attuale parco fotovoltaico e di 21 volte quello eolico.

Oltre 120 miliardi di kWh verranno dalla solarizzazione fotovoltaica del patrimonio edilizio esistente. “La rivoluzione delle energie rinnovabili e della bioeconomia — conclude Pagliaro — vedrà coinvolta attivamente una gran parte dei giovani italiani, inclusi molti di quelli che in questi anni hanno lasciato il Paese”.

Le tecnologie del solare e dell’efficienza energetica cambiano tutto, ma servono nuovi regolamenti e nuovo approccio

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Nuovi lampioni fotovoltaici, Lungomare Palermo

Palermo, 20-Ott. Sono in funzione da pochi giorni i 10 lampioni fotovoltaici che illuminano la sede e il perimetro di un’area sul lungomare del Foro Italico di Palermo dove sono in corso i lavori per una nuova area verde attrezzata dedicata alla promozione dell’attività motoria e della vita attiva all’aria aperta. La luce emessa dai LED incorporati nei nuovi lampioni previene l’inquinamento luminoso tipico delle vecchie lampade, mentre l’assenza di cavi elettrici interrati, in un’area che sarà frequentata da bambini e sportivi, elimina i rischi per la sicurezza.

L’installazione dei lampioni è stata autorizzata dalla Soprintendenza regionale, in margine alla presidenza Amg di Mario Pagliaro. “La Regione Siciliana –– dice Pagliaro, che incontrò i funzionari regionali per illustrare i pregi della nuova tecnologia — deve dotarsi di Linee guida all’avanguardia per promuovere l’installazione delle tecnologie del solare in tutte le aree sottoposte a tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio”.

Il team coordinato da Pagliaro al Cnr ha da poco pubblicato sulla letteratura scientifica internazionale le Linee guida per l’integrazione architettonica del solare nei centri storici e nelle isole minori della Sicilia, quelle per l’illuminazione stradale a LED, e quelle sulla tecnologia del solar lighting.

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L’illuminazione stradale in Italia costa circa due miliardi di euro, con un consumo energetico pro capite di 107 kWh (chilowattora): più del doppio della Germania e della Gran Bretagna, che aveva spinto due anni fa l’allora Commissario alla spending review a suggerire lo spegnimento selettivo dei lampioni.

Non solo non sarà necessario spegnere alcun lampione — aggiunge il ricercatore del Cnr — ma i Comuni hanno la possibilità concreta di convertire alle nuove tecnologie tutti i punti luce, migliorando al contempo radicalmente la qualità dell’illuminazione”.

Per farlo — conclude Pagliaro, che è anche componente del Comitato scientifico nazionale di Legambiente — occorre elaborare la progettualità per accedere alle risorse comunitarie per l’efficienza energetica e l’energia solare, e riformare adeguatamente la legislazione”.

Immagini e fotografie: https://goo.gl/photos/ecjX2j88URjebBCp6 

“Il fotovoltaico sul tetto? E’ come il pozzo sotto casa”

di Francesco Meneguzzo

Villette solarizzate con il fotovoltaico integrato. Campagne di Termini Imerese (Sicilia).
Villette solarizzate con il fotovoltaico integrato. Campagne di Termini Imerese (Sicilia).

Conviene ancora mettere il fotovoltaico sul tetto in Italia, e in Sicilia dove si è appena conclusa la sesta edizione di SuNEC (a breve online photoalbum e rassegna stampa)? Con SuNEC Cnr e Università di Palermo guardano al futuro delle tecnologie del solare partendo dal suo claim che è “Solar energy. Now“.

Confuse da informazioni frammentate e spesso errate — oltre che bombardati dalla pubblicità trasferitasi online — famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni si chiedono se valga ancora la pena, in Sicilia e in Italia, dotarsi di un impianto fotovoltaico. A peggiorare la confusione il linguaggio dei tecnici che gli parlano di “scambio sul posto”, subito seguito dall’immancabile acronimo (SSP, per la cronaca). Per questo, abbiamo rivolto tre domande al coordinatore del Polo solare della Sicilia, Mario Pagliaro.

Professore: Conviene ancora dotarsi di un impianto solare, dopo la fine degli incentivi?
Certo. Anche più di prima. Come dice un mio amico che ha fatto da pioniere dell’energia solare in Italia: il fotovoltaico produce energia e le nostre case la consumano, chi non farebbe un pozzo sotto casa se ci fosse l’acqua? Specialmente oggi, che il prezzo degli impianti è letteralmente crollato.

Nel 2015 ho fatto parte della commissione di Legambiente Sicilia che ha selezionato i fornitori di impianti fotovoltaici per l’installazione ‘chiavi in mano” nell’ambito del loro Gruppo di acquisto: 1700 € a chilowatt per i piccoli impianti con pannelli di ottima qualità; e 2600 € con i migliori pannelli al mondo. Dunque, per un impianto di 3 kW (chilowatt) il costo varia fra poco più di 5mila e poco meno di 8mila euro.

Da allora, i prezzi sono ulteriormente scesi.

Dunque, è solo una questione di costi?
No. E’ anche una questione di libertà. Il fotovoltaico con i nuovi sistemi commerciali per l’accumulo dell’elettricità nelle batterie agli ioni di litio, consente di utilizzare l’energia autoprodotta giorno e notte; nei giorni assolati e in quelli piovosi. In Sicilia si arriva ad autoconsumare oltre il 70% dell’energia solare prodotta, con analogo risparmio sulle bollette. Il litio è il metallo più leggero che esiste: la sua densità è metà di quella dell’acqua. Per cui è facile nascondere le batterie direttamente all’interno dell’inverter. Il prezzo dell’impianto che selezionammo nel 2015 passa da 1700 a 3600 € al chilowatt.  Di nuovo, i prezzi sono scesi ulteriormente, specie a causa dell’ulteriore forte calo del prezzo delle batterie. Di fatto, è l’addio all’elettrofornitore e l’ingresso nell’economia domestica solare.

E l’ambiente?
Si risana. Un impianto fotovoltaico per una abitazione standard in Sicilia ha un effetto sull’ambiente equivalente ad avere piantato 45 alberi , già cresciuti di 10 anni, per ogni anno di vita dell’impianto fotovoltaico, che è di oltre 40 anni. E guarda che il nuovo sviluppo della Sicilia passa proprio da qui: massiccio rimboschimento, energia solare per tutti, e bioeconomia.