Marcello Carapezza: Declinare il presente al futuro

di Mario Pagliaro

7885-3Palermo, 2-Sett-2017. “Tu, traditore, mi avevi promesso che saresti passato a Filosofia e invece sei rimasto a Chimica“.

Si apre così la splendida antologia di scritti di Marcello Carapezza su ‘terremoti, vulcani e statue’ curata dal suo allievo Franco Foresta Martin (poi divenuto fra i maggiori giornalisti scientifici italiani) per i tipi della Sellerio, Molti fuochi ardono sotto il suolo, raccontando la conclusione del comizio elettorale di Gino Ferretti, filosofo catanese cattedratico di pedagogia a Palermo e candidato alle elezioni politiche del 1948 con il Blocco del Popolo che un anno prima aveva vinto le elezioni regionali con oltre il 30% dei suffragi.

Appassionato anche delle discipline umanistiche, Carapezza ne aveva frequentato a lungo le lezioni pur essendo iscritto a Chimica.

Di una sorpresa simile nell’apprendere da Marcello era iscritto a Chimica e non in una facoltà umanistica, scrive Andrea Camilleri nell’introduzione: agrigentino, iscritto a Lettere nel gennaio 1944 dopo la breve chiusura dell’Università di Palermo in seguito alla rapida conquista della Sicilia avvenuta nell’estate del ’43, Camilleri frequenterà Carapezza assiduamente dal 1944 al 1948.

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Nell’immagine: Marcello Carapezza, 1986. © Immagine: http://www.giulianobriganti.it

Sono molti i meriti di questa selezione di scritti, relazioni a congresso ed editoriali del grande geochimico e intellettuale siciliano Marcello Carapezza. Fra di essi, la pubblicazione — finora rimasta inedita — della sorprendente storia della Geologia siciliana del XIX secolo, segnata dai Gemmellaro, una famiglia di Nicolosi che darà alle scienze della terra autentici giganti come Carlo, il figlio Gaetano Giorgio e poi Mariano.

A trent’anni esatti dalla scomparsa di Carapezza, avvenuta a Petralia Sottana il 2 settembre del 1987, il merito più grande di questo libro è però un altro. Ed è quello di disvelare la figura di Carapezza come un classico che, guidato dal passato, ha immaginato e contribuito a creare un futuro migliore per la Sicilia e per l’Italia.

Solo i classici, infatti, resistono all’usura del tempo. E solo la lettura dei classici, a decenni di distanza, continua a produrre un senso di freschezza e profondità che li rende da un lato immuni dal passare del tempo. E dall’altro, fonti di ispirazione per il futuro.

Parigi, sede dell’Unesco, 1976. Un delegato americano chiede al collega cinese riferendosi al loro sistema di previsione dei terremoti basato sul coinvolgimento dell’intera popolazione che partecipa attraverso l’osservazione del comportamento degli animali, del livello dell’acqua nei pozzi, del volume d’acqua nelle sorgenti, e dei sollevamenti piccoli ma misurabili che avvengono prima di un terremoto: “Ma quale grado di affidabilità ha la vostra osservazione sugli animali?“,

Nessuna, giacché il mio cane può essere nervoso perché è innamorato, perché gli ho dato poco cibo o perché non sono stato gentile con lui. Però se, assieme a me, un milione di persone segnala il nervosismo di un cane, allora è davvero un segno precursore di terremoto“. E con questa sottile ironia, scrive Carapezza, il cinese aveva spiegato in poche parole la legge dei grandi numeri.

Palermo? “Galleggia praticamente sui fossili“.

Il metanodotto fra Algeria e Sicilia, che portando il gas a Mazara del Vallo consentirà all’Italia di far passare buona parte del suo fabbisogno energetico primario dal petrolio al gas naturale? “E’ appoggiato su due coni vulcanici la cui profondità è di circa 500 metri sotto il livello del mare…senza non sarebbe stato realizzabile“.

Le vittime dell’Etna nella sua millenaria attività? Pochissime. “Nel nostro secolo due nel 1929 e nove nel 1979“, scrive Carapezza. “E in ambedue i casi le disgrazie avvennero sul cratere centrale per avere sfidato il vulcano in un luogo e in un tempo di più elevato rischio“.

Primavera 1983, Etna. Carapezza, Barberi e i Genieri dell’Esercito preparano e realizzano una trappola alla colata che sta per travolgere proprio la città dei Gemmellaro, Nicolosi. Alle 4 del mattino del 14 maggio, il Genio militare fa esplodere decine di cariche di tritolo contenute in tubi inseriti all’interno dell’argine naturale della colata. Lentamente, la colata — che è un fluido dalle proprietà reologiche assolutamente uniche e fino ad allora mai testate su questa scala — devia il suo corso all’interno di un percorso costruito dai Genieri.

Il vulcano, dopotutto, fa il suo dovere: erutta… dopo l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693, Catania fu distrutta. Eppure la città è risorta…Perché allora intervenire?” scrive risentito su l’Espresso Giovanni Maria Pace, cui fa eco Antonio Cederna: “I progetti per deviare il corso naturale della lava sono una clamorosa manifestazione di arroganza umana“.

“Anandroecologia, ecologia senza l’uomo“: li fulmina Carapezza, in un monito che risuona limpido 30 anni dopo quando simili tesi hanno preso il nome di “decrescita“.

Come prevedere le eruzioni, racconta Carapezza, invece lo scoprì il chimico ligure Ludovico Sicardi giunto a Vulcano nel 1922 per valutare le opportunità di business (zolfo, allume…) dell’azienda settentrionale che ve lo aveva inviato.

Sicardi, scrive Carapezza, aveva una preparazione chimica formidabile e restò sconcertato dalle fumarole del gran cratere dell’isola eoliana. Così si dimette, e con i proventi della liquidazione inizia ad acquistare una serie di strumenti come i misuratori del gas di città che riadatta e fa diventare misuratori di flussi, accanto a separatori di gas ottenuti da tubi in vetro e altri strumenti che “sarebbero stati reinventati due o tre decenni dopo in Giappone, America e Unione Sovietica“.

Dicembre 1977: Vulcano torna a farsi minaccioso, con le fumarole che innalzano flusso e temperatura, variando di composizione. Il team di Carapezza all’Università di Palermo scopre i lavori pubblicati da Sicardi negli anni ’40, rimasti pressoché sconosciuti, che formano le basi dell’approccio chimico alle previsioni vulcanologiche.

Un tema centrale delle ricerche del professore Carapezza e del suo Gruppo di ricerca, dal quale nasceranno le moderni reti di monitoraggio vulcanico oggi attive su buona parte del territorio nazionale interessato da fenomeni vulcanici.

Pochi anni dopo, il pro-rettore Carapezza chiama il centralino Sip (la Società idroelettrica piemontese nazionalizzata nel ’33 e trasformata nella grande società di telefonia nazionale). “Mi sa dire se a Torino risulta residente Ludovico Sicardi?“. Ottiene alcuni numeri telefonici. Alla terza chiamata risponde il nipote, che lo mette in contatto con la moglie di Sicardi, Zoe, residente a Sanremo.

Due giorni dopo Carapezza è a Sanremo. La moglie di Sicardi gli dona l’intero patrimonio scientifico del marito: fotografie, mappe, dattiloscritti e apparecchi. Oggi è in mostra presso la “Sala Sicardi” del Museo vulcanologico di Lipari.

Una piccola foto di Stromboli in eruzione, quadro di Guttuso del 1955, è la degna illustrazione presentazione a questo bellissimo libro.

Non fece in tempo, Marcello, a vedere il dispiegarsi globale dell’energia solare, e del fotovoltaico in particolare. Ma vide i tecnici delle Partecipazioni statali (fra cui, ovviamente, l’Enel) costruire nel 1984 proprio a Vulcano una centrale solare fotovoltaica con pannelli in silicio cristallino al 6% di efficienza costruiti da una controllata dell’Iri proprio a poca distanza dalla casa di Sicardi.

Cosa cercavano i tecnici dell’Enel, costruendo una centrale da 80 kW (chilowatt) collegata tanto ad un sistema di batterie che ad una piccola rete elettrica in una piccola isola sede di attività vulcanica?

Volevano capire se si trattava di una tecnologia affidabile anche per la generazione elettrica. E sarà proprio questo impianto, monitorato ogni anno dai tecnici del Cesi di Milano, a dimostrare al mondo che la generazione elettrica fotovoltaica su terreno era una tecnologia di straordinaria affidabilità. E oggi i cinesi installano in pochi mesi centrali da oltre 1 miliardo di Watt, sapendo che dureranno decenni, con pannelli che hanno raggiunto e superato il 20% di efficienza nella conversione fotovoltaica.

Marcello-CarapezzaDella Sicilia“, ci raccontava il giornalista Salvo Sottile intervenendo al Cnr nel 2002, “al mio direttore al telegiornale interessano solo tre cose: la mafia, i delitti di onore, e l’Etna in eruzione“.

Carapezza, che in Sicilia ha vissuto e lavorato insieme ad esempio a Sciascia mantenendo un legame profondo con Guttuso conosciuto da giovane in Sicilia, ne avrebbe sorriso.

Dalla Sicilia avrebbe donato all’Italia l’approccio geochimico alla vulcanologia che valorizzato dal Cnr nel 1980 con la fondazione dell’Istituto di geochimica dei fluidi è ancora oggi alla base del sistema di monitoraggio e di allerta che presiede alla sicurezza di milioni di persone, fra cui i connazionali che vivono non distante dal Vesuvio, un vulcano esplosivo.

Gino Ferretti ne sarebbe contento: fece bene, Marcello, a laurearsi in Chimica.

Per saperne di più

Il ricordo pubblico “Marcello Carapezza. Scienziato umanista“, allo Steri di Palermo, il 18 Settembre 2017, ore 17.

M. Pagliaro, “Of sea urchins, volcanoes, earthquakes … and engagement”: Marcello Carapezza, Alberto Monroy, and Italy’s University System“, Science in Context, 20 (2007) 679-691.

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